Il carcere tra informazione e pregiudizio

Le quinte del Morandi incontrano i detenuti e gli operatori della “Dozza” di Bologna

Carcere, una gran brutta parola, che richiama alla mente un luogo buio e grigio, come siamo soliti vedere, sentire e pensare. Un’immagine che la nostra 5B ha avuto modo di verificare visitando la casa circondariale di Bologna “Dozza”, per poter parlare con i detenuti e capire, senza pregiudizi e filtri mediatici, come sia davvero la vita in carcere. Il percorso di avvicinamento a un’esperienza davvero edificante è iniziato a scuola qualche giorno prima, con un incontro tra tutte le classi quinte e il personale del penitenziario, che ha descritto come le giornate in carcere siano caratterizzate da sofferenze e tormenti, che talora si spingono fino ad atti di autolesionismo o addirittura al suicidio, come via di uscita dal dolore e dal rimorso per il “male” compiuto. Così, il 20 novembre, con curiosità, interesse ma anche un po’ di timore, la classe è andata ad ascoltare, dalle loro voci, le storie dei detenuti, quanto e in che modo siano cambiate le loro vite. “Come voi state per intraprendere un nuovo percorso - queste le parole con cui i detenuti hanno accolto gli studenti del Morandi - anche la nostra vita è cambia- ta quando siamo entrati, anzi, meglio, quando siamo precipitati in carcere”. Uno dopo l'altro, nove detenuti hanno rivelato i mo- menti più bui e difficili della loro esistenza: il passo falso, diverso per ognuno di loro, ma sempre identico; il rifiuto della legge comune, del diritto, della società, della regola democratica; lo spaccio, il furto, la rissa, l’assassinio. L’abominio dell’umanità, che dall’errore costruisce la punizione; le sbarre che chiudono la vita e bloccano la libertà, anche di respirare. Non più uomini, appunto, ma errori. Eppure di questa miseria sociale ciò che colpisce è proprio l'umanità. Quell'anima chiusa dentro ogni corpo che prova a ri- nascere. Ecco, ciò che impressiona di più il visitatore estraneo è proprio questa voglia di rinascita, il moto interiore che spinge ognuno di quegli uomini senza nome ma dagli occhi vivi a volersi riscattare: “ragazzi, non commettete i nostri sbagli”. Un moni- to che, per quanto possa sembrare banale, detto da chi la vita se l’è giocata per sempre risuona nelle teste dei giovani di 5B. E’ il regalo che i detenuti hanno voluto fare ai nostri studenti, che si stanno affacciando alla vita: esiste sempre una possibilità di rina- scere. Esiste sempre la libertà di scegliere.

Andrea Alfonsi 5B

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