Specie in via d’estinzione

Il 20 marzo dello scorso anno è deceduto Sudan, l’ultimo esemplare maschio di rinoceronte bianco settentrionale. La sua morte ha di fatto estinto la specie, in quanto rimangono solo esemplari femminili, il cui futuro è ora simile a quello della tartaruga dell’isola Pinta, estintasi il 24 giugno 2012. Oppure il rinoceronte bianco tradizionale potrebbe diventare una delle prime specie “de-estinte” tramite clonazione, attraverso un processo incredibilmente simile a quello applicato alla pecora Dolly o allo stambecco dei Pirenei, un cui esemplare è stato avvistato per l’ultima volta nel 2000 e che è stato dichiarato estinto nel 2003, quando l’animale clonato è morto pochi minuti dopo la nascita, a causa di malformazioni polmonari. La tecnica della clonazione allora non era abbastanza avanzata ma adesso si è riusciti a clonare una pecora con un 1% di cellule umane; sono stati compiuti significativi progressi in campo genetico e, affrontati e superati possibili problemi etici, si potrebbero usare, in grande quantità, fondi volti a ripristinare parti importanti di ecosistemi. Questo metodo risolutivo ha però un difetto considerevole: utilizzando soldi per un progetto di clonazione si cannibalizzano fondi per progetti di conservazione di specie già adesso in via d’estinzione, con un impatto di circa 3/5 di estinzioni per ogni reintroduzione. Ma vi sono problemi di natura pratica che potrebbero essere risolti, mostrando l’utilità di una tale operazione: fare risorgere i mammut sarebbe un metodo più efficiente per coltivare avorio (i dodo servirebbero allora solo per non farci sentire in colpa riguardo alla loro estinzione) o, volendo, ci permetterebbe di avere nuovi animali da compagnia. La tigre della Tasmania, se reintrodotta, aiuterebbe a contrastare l’inarrestabile diffusione dei conigli e dei canguri; azione che può svolgere anche il diavolo della Tasmania, se non si estingue di cancro prima*. Un’altra prospettiva potrebbe consistere nell’apertura di “Jurassic Park” con le specie resuscitate. Ma lasciamo piani del genere a Elon Musk. In conclusione: non siamo ancora dei, e anche se dovessimo diventarlo saremmo comunque soggetti alle conseguenze delle nostre azioni. Tra circa 10 anni saremo su Marte ma facciamo fatica a far arrivare i panda in terza base; un gorilla** potrebbe parlare con un robot*** ma metà del mondo mangerebbe il primo e rivenderebbe il silicio del secondo; sappiamo come bollire viva una rana senza che se ne accorga e stiamo facendo la stessa identica cosa all’umanità.

*DFTD (devil facial tumor disease): cancro trasmissibile tramite morsi che causa ingrossamenti sulla faccia e si diffonde nelle ghiandole salivari, da cui viene diffuso tramite altri morsi sulla testa
**Koko
***Sophia

Davide Garuti 4T

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